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1 Cactus, 2 Pannocchie, altre 10 Pannocchie + 1 Cavolo: l'anti cubica forma della torre residenziale in cemento

Dalila Cuoghi

Un piccolo excursus – dal 1967 al 2006 - su “tall buildings” in calcestruzzo le cui forme richiamano elementi vegetali e che hanno in qualche modo anticipato, in alcuni casi, l’attuale tendenza del verde verticale

Piantare delle torri residenziali dalle curiose forme, ispirate a specie vegetali, può essere un azzardo. Se il “pollice verde” dell’architetto riesce a convincere imprenditori, finanziatori e pubbliche amministrazioni, indipendentemente dal luogo urbano in cui le torri saranno edificate, allora la scommessa progettuale è vinta.
Si tratta di torri residenziali “fiorite” che si distinguono dalla cubica monotonia formale del tipo edilizio che caratterizza in genere lo skyline urbano.
Mentre un Urban Cactus Tower in Europa può risultare troppo originale anche per una città giovane e aperta come Rotterdam rimanendo così un’utopia progettuale, due Corn Cobs Buildings a Chicago e dieci più uno Chou-fleur nella periferia di Parigi, sono riusciti ad entrare a far parte della storia dell’architettura mantenendo un deciso carattere di attualità.
La riconoscibilità del grattacielo, in questi tre casi, è data dal design originale dei balconi in cemento che caratterizzano la pelle esterna dell’edificio e, conseguentemente, la sua morfologia complessiva.

1 Cactus a Rotterdam 
Come già anticipato questa torre residenziale, ideata dallo studio olandese UCX Architects nel 2006 per il molo di Rotterdam, nonostante l’eco e la curiosità riscossa sul web, non ha mai visto aprire i cancelli del proprio cantiere.
Un’imponente pianta grassa progettata per ospitare 98 unità residenziali, tra i 65 e i 110 mq di superficie, distribuite su 19 piani e con il piano terra ad uso commerciale e di servizio all’edificio.
La morfologia della struttura in calcestruzzo è caratterizzata dall’ondulata geometria delle terrazze degli alloggi. Terrazze sporgenti, ottenute mediante la rotazione alternata della pianta a stella a sei punte (smussate) di ogni piano, destinate ad accogliere giardini pensili o piscine.
L’alternanza delle terrazze permette alla luce naturale di filtrare nelle unità abitative; un fattore altamente positivo e apprezzato per un clima come quello olandese.

La scelta della trasparenza del vetro per le tamponature esterne e per i parapetti avrebbe offerto ai residenti una vista green sul porto e sulla città di Rotterdam.
L’Urban Cactus è un edificio ad alta densità abitativa in linea con le tendenze progettuali degli ultimi anni che mirano ad aumentare la qualità dello spazio abitativo offrendo ai condomini un proprio giardino privato in città.
La diffusione on line dei render di progetto ha riscosso giudizi positivi ma anche qualche critica. Qualcuno che vive in Texas e che quotidianamente convive con i cactus, ha affermato: <<Non sappiamo esattamente perché a questo edificio sia stato dato il nome di "Cactus Urbano", essendo solo un po'spinoso (e non completamente spinoso) […] Siamo rimasti un po' delusi per non aver trovato prove di un favoloso sistema di raccolta delle acque […] Ma con un nome come "Cactus urbano", non dovrebbe esistere una vera e propria relazione con la natura rigida e autosufficiente delle piante succulenti? […]”>>. (inhabitat.it)
Purtroppo non è disponibile un sito web dello studio UCX Architects e conseguentemente non si può aggiungere altro riguardo al progetto dell’Urban Cactus di Rotterdam.

2 Pannocchie a Chicago
Due torri gemelle con un porto turistico annesso costituiscono il complesso ad uso misto, residenziale e commerciale, del Marina City (1967) di Chicago, progettato dall’architetto ed ingegnere Bertrand Goldberg.


Le gemelle, etichettate dai chicago anscome le “pannocchie” del Loop, si ergono su un lotto di appena 3 acri (1,2 ha), a pochi passi dall’IBM Building (1973) di Mies van derRohe e la recente Trump Tower (2009) di Adrian Smith.
Nel 1967, anno del suo completamento, con i suoi 65 piani il complesso risultava essere il più alto edificio residenziale in calcestruzzo al mondo ed uno dei più densamente popolati.
La scelta di una forma cilindrica per le torri, in contrasto con le forme cubiche che caratterizzano lo skyline di Chicago, di fatto è stata voluta per ridurre la pressione del vento sulla struttura; ricordiamo che Chicago è anche conosciuta con il nome di “Windy City”.
Strutturalmente ciascuna torre è sostenuta per circa il 70% del proprio peso dal nucleo centrale di 32 piedi (10 m) di diametro destinato ai collegamenti verticali.


I primi 19 piani di ciascuna torre contengono una rampa di parcheggio a spirale. La soluzione progettuale dei parcheggi, incorporati e non interrati nella struttura, fu la prima ad essere adottata in un edificio a torre.
Il 20° piano di ogni edificio offre una vista panoramica sul Loop oltre ai servizi di lavanderia e di deposito per i residenti mentre i rimanenti piani superiori sono destinati alle residenze;si contano circa 450 unità immobiliari per torre. 
Gli appartamenti del Marina City sono unici nel loro genere, nessuno di essi possiede angoli retti. Planimetricamente ogni piano è stato suddiviso in 16 settori/“petali” disposti radialmente intorno a un corridoio circolare di distribuzione. Ad ogni “petalo” corrisponde un alloggio.
La distribuzione interna degli appartamenti prevede che i bagni e le cucine siano localizzatiin prossimità dell’ingresso lasciando alla zona giorno e alla zona notte lo spazio rivolto all’esterno.
Ciascun appartamento è dotato di un ampio balcone semicircolare che determina la caratteristica forma a pannocchia di mais dell’edificio. Nonostante la standardizzazione planimetrica delle due strutture, ciascun piano contiene unità abitative differenti tali che dalla sovrapposizione degli orizzontamenti non si abbia mai una ripetizione successiva di due piani simili.

Dal punto di vista degli impianti tecnologici, nonostante la pratica comune dell’epoca di avere una centralizzazione di essi, ogni appartamento è autonomo e servito esclusivamente da energia elettrica. 
Nel 1967 il Marina City offriva innumerevoli servizi ai propri residenti. Oltre ai 19 piani di parcheggio, al servizio di lavanderia e la vista panoramica del 20° piano, al porto nautico e al tetto con vista a 360° sulla città, il complesso residenziale disponeva di un teatro (oggi trasformato in una sala concerti “House of Blues”), una piscina, una palestra, una pista di pattinaggio (oggi dismessa), una sala da bowling e diversi negozi e ristoranti. Nell’edificio originariamente destinato agli uffici del Marina City oggi trova alloggio un hotel di lusso.

10 Pannocchie + 1 Cavolo a Parigi
Dieci torri da 14 piani ciascuna più una centrale di sei piani sorgono nel sobborgo parigino di Créteil. Les Choux de Créteil (1974)sono un complesso di edilizia residenziale pubblica, progettato da Gerard Grandval, caratteristico per la particolare morfologia dei balconi che ha dato il soprannome all’intero insediamento urbano.

Nonostante l’architetto avesse immaginato le sue torri come enormi dalie in fioritura e gli inquilini le abbiano invece paragonate a pannocchie di mais o a cavoli, le torri di Créteil, pur nell’incertezza formale delle architetture, dal 2008 sono state insignite del titolo “Patrimoine du XX siécle” dal Ministero della Cultura di Francia per essere divenute simbolo emblematico dell’architettura francese degli anni ’70.
L’edificio di altezza minore, collocato al centro dell’insediamento, ha un diametro di circa 50 m.
I primi tre piani sono destinati al parcheggio delle vetture dei residenti. Intorno al parcheggio e lungo i successivi piani, gli appartamenti si sviluppano ad anello generando una corte interna all’edificio nella quale trova alloggio un giardino pensile.
Ogni piano, successivo al terzo, comprende complessivamente dieci appartamenti ai quali si accede da cinque scale indipendenti che distribuiscono per ciascun piano due appartamenti con doppio affaccio, uno rivolto all’esterno verso la città e l’altro con vista sulla corte interna.
Le altre dieci torri hanno un diametro di circa 30 m. Differentemente dalla “pseudo torre” centrale, non hanno parcheggi incorporati nella struttura. Ogni piano, da quattro appartamenti mono-affaccio ciascuno, è servito da un unico blocco di collegamenti verticali.
Ogni unità abitativa del complesso è dotata del caratteristico balcone/petalo in cemento.La particolare conformazione del parapetto dei balconi permette di aver un’elevata privacy dello spazio esterno privato ma allo stesso tempo garantisce una vista sulla città, questo grazie al andamento parabolico del parapetto che nel punto di massima altezza raggiunge circa i 2m.
Gerard Grandval aveva progettato i balconi come “gusci contenitori” per una ricca vegetazione; un’anticipazione storica all’attuale verde verticale. 
Negli anni novanta l’insediamento aveva raggiunto elevati livelli di malessere sociale e molti degli alloggi erano disabitati. Il fatto spinse l’amministrazione comunale a dare un quarto degli appartamenti in affitto agli studenti della vicina Università con l’obiettivo di rilanciare e sanare il quartiere.

RIFERIMENTI:
archilovers.com
divisare.com
arthistoryarchive.com
inhabitat.com
architetturasostenibile.it
archdaily.com
wikipedia.com
wikipedia.fr
astudejaoublie.blogspot.it
leparisienne.fr

REFERENZE FOTOGRAFICHE:
Urban Cactus – Inhabitat.com
Marina City – Flickr.com
Les Choux de Créteil _ Flickr.com 

    

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